Ecografia

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E’ l’indagine della ghiandola mammaria con l’ausilio degli ultrasuoni. Nella diagnostica senologica, l’ecografia sta assumendo un ruolo sempre più importante, accanto a esame clinico, mammografia, agoaspirato. L’evoluzione tecnologica delle apparecchiature ecografiche è legata principalmente all’uso di sonde a elevata frequenza e a un sempre maggior potere di risoluzione, il che ha consentito all’ecografia di compiere un salto qualitativo di grande impatto pratico: dall’iniziale, limitato compito di differenziare la natura solida o liquida di un nodulo a quella ben più importante di cogliere i caratteri intrinseci della lesione. Ciò ha permesso il raggiungimento di un’accuratezza diagnostica per il cancro della mammella stimata tra il 78 e il 96%. L’esame ecografico della mammella si è inoltre dimostrato particolarmente utile e affidabile nello studio delle alterazioni benigne della mammella (malattia fibrocistica, fibroadenomi, patologia infiammatoria, dilatazioni dei dotti galattofori), soprattutto quando tali alterazioni si manifestano in mammelle con un’elevata componente ghiandolare o in un seno denso giovanile.

COME SI SVOLGE?

L’ecografia mammaria è un esame che può essere effettuato in qualsiasi fase del ciclo mestruale, anche se viene preferita la fase post mestruale (5-12 giorno del ciclo). Non occorre alcuna preparazione specifica: la paziente viene fatta sdraiare su un lettino, con il braccio – corrispondente alla mammella sotto indagine – flesso, con la mano sopra la testa. Questa posizione consente un appiattimento della ghiandola e anche una maggiore immobilità nel corso dell’esame. Dopo aver cosparso la cute di gel, si studiano su uno schermo le immagini ottenute, esplorando sistematicamente i vari quadranti mammari con la sonda ecografica. L’accertamento ecografico è assolutamente indolore e dura 10-15 minuti. L’esame va sempre eseguito a completamento di altre indagini fondamentali (la visita senologica e la mammografia). In particolare, l’ecografia trova una precisa indicazione nei casi in cui si debba:
• esaminare una mammella giovane (inferiore ai 40 anni), che presenta una ricca componente ghiandolare, che è radiologicamente male esplorabile;
• esaminare il seno di una donna gravida;
• stabilire la natura solida o liquida di un nodulo;
• valutare un addensamento asimmetrico rilevato dalla mammografia;
• studiare una mammella operata;
• eseguire un prelievo con ago su nodulo sospetto;
• effettuare il prelievo bioptico di lesioni non palpabili ecograficamente evidenziabili.
Rappresenta l’esame di primo livello nelle donne fino a 35-40 anni e in aggiunta alla mammografia costituisce un’ottima integrazione dopo i 40 anni.