Running team 2015: Michela Dezza

Pink2015-18giu-R6-2764NOME: MICHELA
COGNOME: DEZZA
ETA’: 48
CITTA’ DI RESIDENZA: SCANZOROSCIATE (Bg)

STORIA:
Avevo più o meno 7 anni e sapevo già che sarei voluta diventare un’insegnante di Educazione Fisica. Ho insegnato Educazione Fisica a molti bambini, ho lavorato in una società di Ginnastica Artistica a livello agonistico, ho tenuto corsi di pscicomotricità alla scuola materna, e sono stata un’insegnante di sostegno nella scuola media. Quando sono nati i miei figli mi sono dedicata a loro per farli diventare grandi. Ora sono davvero grandi, Daniele 16 anni, Anna e Giulia 14 anni, e così posso permettermi di aiutare mio marito nel portare avanti la nostra società.
A ferragosto del 2011 facendo la doccia ho sentito un nodulino al seno destro e il primo giorno di scuola media delle mie gemelle mi sono recata ad un Centro senologico per fare una visita. Me lo ricordo bene quel giorno perché avrei voluto accompagnare le mie figlie al pullman come le altre mamme ed invece sono andata in ospedale. Mi hanno visitato e fatto un’ecografia che è risultata negativa e così sono rientrata a casa felice, cercando di non pensare a quel nodulo che sentivo crescere. A gennaio del 2012, per il mio compleanno, i miei 45 anni, mi sono fatta un regalo, sono tornata a fare un’altra ecografia presso un altro Centro di senologia, convinta di togliermi definitivamente dalla testa l’idea che avessi qualcosa che non andava. Purtroppo è andata diversamente, la diagnosi è stata di una triplice lesione ipoecogena, la maggiore, quella che sentivo io, di 12 mm e le altre di 8-9 mm. Sono stata operata a Pavia, mi hanno fatto una mastectomia, mi hanno inserito una protesi, una piccola protesi intervenendo anche sull’altro seno per riequilibrarlo. Due seni piccoli così potevo finalmente correre senza avere più problemi di doppi reggiseni. Linfonodo sentinella negativo, niente chemioterapia, sono in cura ormonale: 2 anni di decapetyl e 3 di tamoxifene; terminerò la cura a marzo 2017 con il letrozolo che ho iniziato a prendere 5 mesi fa. Nel mese dell’agosto scorso ho tolto le ovaie per precauzione, ora spero che sia finito il vizio di togliermi parti del mio corpo.
COSA TI HA SPINTO A PARTECIPARE A PINK IS GOOD – RUNNING TEAM?
L’idea di poter condividere con altre donne che fanno sport e che si sono ammalate come me, la mia storia. Sono convinta che durante l’attività fisica, qualsiasi tipo di attività fisica, si crei un canale preferenziale dove ognuno di noi si sente in sintonia con chi ci sta vicino. Sono convinta che si possa creare un gruppo di persone che insieme, unite, possano essere di esempio per tutte le donne che si sono ammalate, un gruppo con cui si corre, si cammina, si fa attività sportiva, in cui si parla di cose serie, ma anche un gruppo di persone serene che ridono e che scherzano e che sono capaci di allentare la tensione e diluire il dolore che ognuna di noi si porta dentro dopo che si è ammalata.

 

UN TUO MESSAGGIO A TUTTE LE DONNE CHE HANNO AVUTO UN TUMORE AL SENO:
Care ragazze, care signore, care donne, non guardatevi indietro, ma guardate sempre avanti, non troppo lontano, perché mettendo un piede davanti all’altro, facendo dei piccoli passi, si può andare avanti. Piccoli passi per arrivare al traguardo, e poi ogni giorno diventerà festa, gioia, e felicità per aver lottato. Lungo questo percorso non siete sole, non sentitevi sole, ci sono tanti alleati che durante il vostro cammino diventeranno parte della vostra squadra perché insieme fa meno male, insieme siamo tutte un pò più forti. Mai mollare, mai.

OPINIONE SULL’OPERATO DI FONDAZIONE VERONESI NELL’AMBITO DELLA PREVENZIONE CONTRO IL TUMORE AL SENO:
E’ bellissima l’idea di associare un evento sportivo al concetto di prevenzione. Ogni persona che ha partecipato o che ha assistito alla maratona di Milano si ricorderà sempre delle donne vestite di rosa, del gruppo Pink is Good. Si ricorderà di quella gara, sia che fosse un finisher o uno spettatore, e ricorderà anche il messaggio che l’associazione Veronesi ha voluto trasmettere. Quel messaggio è un piccolo seme, che è stato messo dentro di noi e che prima o poi germoglierà e servirà per ricordarci dell’idea della prevenzione.
Mi piace molto quando si riesce a trasmettere un messaggio senza necessariamente fare un comizio, anzi penso che in questo caso il concetto di prevenzione arrivi al cuore delle persone in modo più semplice ed immediato.

 

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA A MICHELA

 

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