Running Team 2015: Antonella Zannetti

Antonella ZannettiNOME: ANTONIA ( ANTONELLA)

CONGNOME:ZANNETTI

ETA’: 36

CITTA’ DI RESIDENZA: LIZZANO (TARANTO)

STORIA:

La mia vita prima di ammalarmi? (chè poi non mi sono mai ammalata)

Dopo due anni e qualche mese dall’intervento, mi ritrovo a scrivere di quello che è stato per un piccolo periodo della mia vita… Oggi lo definisco un periodo meraviglioso e non so darmi un perché. Faccio una piccola premessa: la mia vita fino a due anni e qualche mese fa è stata estremamente frenetica da un punto di vista lavorativo perché ho una palestra da gestire in tutto e per tutto con orari estenuanti, perché faccio supplenze a scuola, perché sono sempre estremamente impegnata nei corsi di aggiornamento del mio settore, stra-impegnata nella formazione docenti per la conquista di quel posto a scuola… E tanti tanti altri obbiettivi… Sono sempre preoccupata per gli altri, per risolvere disagi altrui, problemi altrui, volendo accontentare tutti mettendo da parte me stessa… Mi resta poco tempo per me stessa, per la mia vita, i miei spazi. Tuttavia facevo tutto questo con estrema semplicità perché amo fare, amo lavorare, amo aiutare. Però ad un certo punto la mia macchina (il mio corpo) si è fermata! E tutto inizia da qui.

 

27 febbraio 2013, mentre mettevo una crema idratante al seno, mi accorgo di questo grumo, ovale, grande, granuloso e duro, al seno sinistro sulla parte inferiore. Ho avuto delle palpitazioni. Il giorno dopo ho fatto le dovute prenotazioni, ecografia ed ago aspirato. Mi chiedono di fare una mammografia. Sapete che fino alla fine non sapevo di essermi ammalata di cancro? Il mio unico pensiero era il lavoro. Dicevo a me stessa: “Ma sì Antonella, fai un tagliettino, tolgono la pallina e via…  Rientro a lavoro”. Questo credevo… Questo mi avevano fatto credere fino al giorno della mia prima visita senologica.  Perché sapete una cosa? Si ha paura ha dire la parola cancro, e non capisco il perché.  Questa cosa dalle mie parti è molto frequente, paura,paura di che mi domando.

La paura è l’ignoranza, se non conosci hai paura, ma se conosci e ti informi la paura svanisce e si vive meglio.

Prima visita senologica: ridevo e scherzavo come sempre e tranquillizzavo i miei genitori che per me erano stranamente preoccupati. Ripeto, io ero convinta di non avere nulla.

La mia prima domanda al senologo fu: “Dottore quando riprendo a lavorare? 4-5 giorni?”. Lui con aria dura mi dice: “Antonella, forse non hai capito, noi dobbiamo pensare a salvarti la vita”. Ricordo solo l’espressione dei miei genitori e ricordo d’aver risposto: “Dottore io non ho nulla, sto bene, si sta sbagliando”.  Io che fino al giorno prima avevo  lavorato, avevo una vita dinamica piena d’impegni, non poteva proprio succedere a me. Lui mi guarda e mi dice: “Dai un’occhiata su internet, dovremo asportarti un seno, immagina di vederti piatta da un lato”. Ricordo solo l’espressione dei miei genitori, la paura che ci ha avvolto, lo sguardo di chi non sa più cosa fare. Ecco la mia prima esperienza. A quel medico non ho creduto, l’ho odiato con tutta me stessa, mi sono alzata e sono andata via, è stato l’ultima volta che l’ho visto, ha peccato di indelicatezza, ha peccato di insensibilità. Ha peccato in tutto. E ogni giorno penso a tutte quelle ragazze e donne che passano da lui in visita, io sono stata fortunata!

Ricordo solo che piangevo a dirotto, e ricordo gli occhi dei miei e il mio papà che mi dice… Ti porterò anche in capo al mondo ma non succederà nulla.

Seconda visita senologica: San Giovanni Rotondo, entro in visita già piangendo, ma l’umanità di quel senologo che mi ha aperto le braccia e mi ha tranquillizzata la ricorderò per tutta la vita. Mi ha detto: “Tu guarirai e non devi avere paura”. Io ancora non sapevo da cosa dovevo guarire perché non mi sentivo malata!  E tra le altre cose mi dicevo: “Ho troppe cose da fare ancora, non può finire”.

La mia mente era confusa ed incredula, tra le notizie negative dei medici e ciò che il mio cuore e la mia testa mi dicevano.

Nel frattempo ci eravamo un po’ informati sul mio quadro clinico, sia su internet, che tramite le non risposte dei medici. Sapete una cosa? Sapete cosa mi ha fatto male più di tutto? Raggirare la parola cancro, nessuno la diceva. Si ha paura ha dire la parola cancro. E non capisco il perché.

17 aprile 2013. Mastectomia e svuotamento ascellare. Fino al giorno prima ero in palestra, il giorno dopo ero su un letto d’ospedale, e non sapevo cosa mi aspettasse.

Non mi sentivo ammalata. Quattro giorni dopo l’intervento ero sul tapis roulant in palestra che provavo a camminare, con i drenaggi attaccati, proprio lì su quel tapis roulant dove ogni giorno correvo, ora mi ritrovavo a provare a camminare, non respiravo bene, i dolori erano fortissimi. Quasi un mese dopo mi arriva la terapia, il massimo: otto cicli di chemio, radioterapia, terapia ormonale. Avevo fatto bingo!

13 giugno 2013. Prima chemioterapia. Mi dicevo: “Io sto bene e non perderò i capelli”. Ne ero convinta. Un mese dopo ero calva. Lavorando in palestra raccontavo la mia storia a tutte, parlavo della prevenzione, diffondevo positività. Durante la chemio era tutto tremendo, era tremendo vedere tutta questa gente che soffriva. Io mi ritenevo sempre più fortunata di loro, pur facendo lo stesso iter, ma la mia testa vedeva i colori, cosa che cercavo di trasmettere a tutte le mie amiche di avventura.

Non ho mai smesso di fare attività sportiva, anche durante le terapie, perché lo sport è vita, lo sport è gioia, non mi sono mai nascosta per il mio lato estetico durante le terapie, sebbene fossi senza capelli, magrolina, curva causa atteggiamento posturale errato causato dal dopo intervento. Era sempre come se non avessi fatto nulla e non avessi nulla. Ho iniziato subito a regolare l’alimentazione, integrazione alimentare vitaminica, non volevo prendere peso e mi allenavo sempre sulla base delle mie possibilità motorie.

A distanza di due anni ricordo tutto come se non fosse successo nulla.

Sono andata alla base della causa di quello che poteva essere il nascere di un cancro.

Quello che penso?

La mente è una forte arma, può decidere se farci ammalare oppure guarire.

Posso dire che tutto ciò che è negativo intorno a noi influenza negativamente il nostro fisico, perciò bisogna liberarsene. Finisco le terapie a gennaio 2014 e poi attacco con la cura ormonale: iniezione che ancor oggi, ogni volta la faccio, piango…

Oggi chi sono?

Quella che ero prima, con in più una carica esplosiva, con la voglia di far capire alle donne quanto importante sia la prevenzione, la ricerca, far capire che se si vuole si può guarire, che non si deve mai abbassare la guardia, che a tutto c’è una soluzione e tutto si risolve. E soprattutto tutto ha un senso. Probabilmente il mio fisico intendeva dirmi: “Anto calma, pensa un po’ a te!”.

Oggi mi ritrovo nel running team Pink is Good, grazie, per avermi accolto da così lontano, mi ritroverò a vivere periodicamente a Milano un’esperienza fantastica, perché tutto ciò che è esperienza ti fa crescere, tutto ciò che è conoscenza ti fa capire laddove prima non arrivavi. Perché questo gruppo meraviglioso può dare, può aiutare, ed io mi sento onorata di farne parte. Mi fido di voi, e di ciò che fate FONDAZIONE UMBERTO VERONESI.

COSA TI HA SPINTO A PARTECIPARE A PINK IS GOOD – RUNNING TEAM?

Appena ho un po’ di tempo libero navigo su internet e i miei primi siti sono quelli sulla prevenzione al tumore. Il mio pensiero da dopo l’intervento era: “Voglio fare qualcosa per poter aiutare gli altri, per far capire che la vita è bella, essere testimonianza di guarigione, dimostrare che la mia vita continua ed è anche più bella e interessante di prima”.  Visitando spesso il sito della Fondazione Umberto Veronesi leggevo sempre con molta attenzione tutto ciò che veniva pubblicava, tutte le iniziative sulla ricerca ed ero esterrefatta di quanto bello potesse essere tutto ciò che la Fondazione fa per i malati di cancro e non solo. Attirata dal rosa della scritta Pink is Good lessi che c’era un bando di selezione rivolto a donne operate al seno. E mi sono detta: “Ci provo, amo lo sport, ho un seno operato, ho voglia di aiutare gli altri… Fa per me… Anche se sapevo di essere penalizzata a causa della mia distanza geografica”.

Ciò che mi ha spinto a partecipare a Pink is Good Running Team è la voglia di:

correre, superare i limiti ed ostacoli, far sapere agli altri che di cancro si può anche vivere, far sapere agli altri che la prevenzione è una cosa troppo importante nella vita, far sapere agli altri che lo sport è vita far sapere agli altri che anche dopo un cancro si vince, e dopo un cancro si può solo vincere sempre, far sapere agli altri che la ricerca è fondamentale, che ci sono ricercatori che lavorano per noi, e noi grazie a loro non siamo soli. Le prospettive di vita si allungano per tutti non solo per gli ammalati, anche per gli altri.

In Fondazione Umberto Veronesi ho visto tutto ciò, e vorrei arrivaste anche al Sud!

UN TUO MESSAGGIO A TUTTE LE DONNE CHE HANNO AVUTO UN TUMORE AL SENO:

Evviva la vita: questa è la prima cosa che mi viene da dire!

Tutto succede non a caso, tutto succede perché tutto ha un senso nella vita, dentro di noi abbiamo tutte le risposte, e sappiamo perché ci siamo ammalate. Ma così come ci siamo ammalate, possiamo anche guarire… Ché poi perché definirci ammalate? Ammalato per me è quando si ha la febbre!

Insieme si può lottare, si può vincere, si può diffondere l’importanza della prevenzione, della ricerca, e trasmettere il messaggio che la vita potrebbe essere breve. Ma noi ora siamo vive, perciò insieme dimostriamo cosa possiamo fare! Vi dedico questo amiche di avventura straordinaria:

Correre è fare un passo e poi un altro, e un po’ alla volta prendere coraggio, non  aspettarsi il tappeto rosso, ma molte buche e qualche bel sasso. Potranno farci anche del male, e riempirci di botte… Ma per noi che andiamo forte lo sfregio è arrivare alla fine sane e salve… Mica la morte! Correre è la voglia che devi avere di stare in piedi sempre e comunque. Il mondo va preso di petto e con lo sguardo fisso e fiero guarderemo sempre avanti. Perché nessuno, mai nessuno potrà fermarci. Di schivare gli ostacoli non abbiamo nessuna voglia, noi li abbattiamo tutti interi. Correre è guardare il mondo da un’altra prospettiva. Fallo e vivrai davvero, vivrai come non l’hai mai fatto prima.

GRAZIE E IMMENSAMENTE GRAZIE!

ANTONELLA

 

OPINIONE SULL’OPERATO DI FONDAZIONE VERONESI NELL’AMBITO DELLA PREVENZIONE CONTRO IL TUMORE AL SENO:

Senza ricerca si perdono le speranze. Noi abbiamo bisogno della ricerca, è grazie ad essa che si progredisce e si migliora, si vive e si salvano vite. È grazie alla ricerca ed alle scoperte che lo stile di vita migliora. Grazie alla ricerca. All’informazione ed alla promozione della prevenzione che l’umanità migliora. Fondazione Umberto Veronesi è tutto questo. Quando si lavora per il bene degli altri tutto acquista un senso. Fondazione Umberto Veronesi è il senso a tutto ciò che ancora è ignoto. Dà un senso a noi donne operate al seno, ci fa sentire vive e partecipi della divulgazione della prevenzione. Fondazione Umberto Veronesi è una grazia di dio, è ricerca, è scoperta, è vita!

 

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA AD ANTONELLA

 

 

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