Running team 2015: Paola Abbiezzi

Pink2015-18giu-R6-2874NOME: PAOLA
COGNOME: ABBIEZZI
ETA’: 46
CITTA’ DI RESIDENZA: MILANO
STORIA: Vivo a Milano, poco distante dalla Darsena. A porta Cicca, come si dice in milanese, che poi sarebbe Porta Ticinese. Lavoro in Università Cattolica, con un insegnamento a contratto nella sede di Brescia e il coordinamento della scuola di Giornalismo a Milano.
Era il mese di settembre del 2011, al rientro da una delle estati più serene della mia vita e togliendomi la maglietta, davanti allo specchio ho notato una protuberanza nel mio seno sinistro. Non poteva essere nulla di grave, avevo fatto meno di dieci mesi prima eco e mammografia. La mia mamma era stata operata al seno una decina di anni prima, forse poteva darmi un consiglio. Subito un controllo allo Ieo, era la cosa migliore per farci stare tranquille. Non dimenticherò mai lo sguardo del dott. Luini, quel giorno: di un azzurro così trasparente da non lasciare alcun dubbio. Dopo l’incredulità, la paura. L’intervento di mastectomia, lo scavo ascellare, i colloqui con l’oncologo, il piano terapeutico che comprendeva tutto, anche quella parola terribile: chemioterapia. Poi la radioterapia, il farmaco monoclonale per un anno ancora, e la terapia ormonale che non funzionava bene. E allora un altro intervento, preventivo, di annessiectomia. In tutto ciò la rete degli affetti, la mia famiglia, mio marito e le mie bambine che non avevo più nemmeno il coraggio di guardare negli occhi. Le guardavo di nascosto mentre dormivano, perché potevo piangere senza essere vista, con la paura di non vederle crescere: avevano 7 e 12 anni.
C’è una fase in cui si ha la sensazione di non poter fermare la caduta. Per me è durata 3 mesi. Poi ho deciso che non mi dovevo arrendere, che dovevo rialzarmi e guardare avanti. Fondamentale è stato il sostegno delle donne che ho incontrato sulla mia strada: che stavano combattendo come me, che erano un po’ più avanti, che erano un po’ più indietro…e ho capito che tutte insieme rilasciavamo un’energia straordinaria, l’energia che mi ha aiutato a rialzarmi e a essere qui, ora. Non senza fatica, non senza paura. La paura c’è sempre, quando vai a fare i controlli, quando apri la mail con i risultati degli esami, anche solo il suono del turno all’accettazione risveglia i ricordi. Ma è questa paura che ti fa assaporare molto di più la vita. Mi porto dietro una nuova ricchezza, tanti ricordi anche belli, sembra impossibile: sorrisi, abbracci, lacrime ma soprattutto un legame di amicizia importante: con Aurora, che mi ha teso la mano il primo giorno di chemioterapia e con cui ho condiviso tante giornate di terapia. Abbiamo cominciato in quelle giornate a correre insieme, non ci ferma più nessuno!

COSA TI HA SPINTO A PARTECIPARE A PINK IS GOOD – RUNNING TEAM?
Non sono una runner. Anzi: quando ho provato, un paio di anni fa al mare, mi si è pure infiammata una caviglia e ho zoppicato per l’intera vacanza… Mi piace camminare, in montagna. Adoro sciare. Per il resto pratico una blanda attività fisica, un po’ di nuoto, quanto basta per sentirmi a posto con la coscienza. L’anno scorso, per caso, un’amica mi ha invitato a partecipare alla Pink Parade: 5 km mi sembravano una follia, ma l’idea era quella di partecipare alla causa. Quando il fiume rosa è partito, in Corso Vittorio Emanuele, sono scoppiata a piangere. Il fatto di correre insieme alle altre donne mi ha emozionato, ha reso evidente il percorso che io avevo fatto, ma anche che insieme a me molte altre donne lo avevano affrontato. Per questo, quando ho visto il bando per il nuovo anno, l’ho compilato senza esitazione: dovevo metterci la faccia (e le gambe!): per chi ci era passata e soprattutto per chi ancora è nella fase più difficile.

UN TUO MESSAGGIO A TUTTE LE DONNE CHE HANNO AVUTO UN TUMORE AL SENO:
Non fermiamoci. Andiamo avanti, insieme, per mano. Per chi vuole anche di corsa, ma soprattutto con il sorriso e la dolcezza che sono la linfa della nostra forza.

OPINIONE SULL’OPERATO DI FONDAZIONE VERONESI NELL’AMBITO DELLA PREVENZIONE CONTRO IL TUMORE AL SENO:
Ho cominciato a seguire Fondazione Veronesi dopo l’esperienza della malattia. Prima avevo più che il rifiuto, una forma di indifferenza verso l’informazione legata alla prevenzione, come se non mi riguardasse. Mi sono accorta dell’importanza della sensibilizzazione, non solo verso la prevenzione del tumore al seno, ma soprattutto verso un adeguato stile di vita. La comunicazione della Fondazione ha il pregio di presentare, nella semplicità dell’esposizione, temi importanti e seri, rendendoli comprensibili a tutti, senza generare paura ma consapevolezza.

 

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