“Corro perché è il mio modo di dire grazie”

Redazione

“Se solo il tumore si potesse prendere a cazzotti e a calci come un avversario di kick boxing, come facevo tirando al sacco prima di ammalarmi. Ora non posso più farlo: fatica, movimenti sconsigliati. La parola è orrenda – mastectomia – e l’affinità con Angelina Jolie, anche lei nel club della mutazione Brca, non serve da consolazione. Un anno di brutte notizie, esami, operazioni e chemioterapia. E poi un giorno ti dicono che hai “finito”, trovi finalmente il coraggio di togliere il foulard, uno dei mille con cui ti ricoprivi la testa di colori, e aspetti. E quando non senti più gli occhi degli altri addosso, hai ormai la capoccia tappezzata di ricciolini neri, riprendi le forze, torni in palestra, inizi a correre, e ti ritrovi a fare 10 chilometri in una competizione.

L’aver intrapreso l’avventura di “Pink is Good”, fa parte della promessa fatta a me stessa: accettare la paura senza esserne vittima. Perché non sono più esattamente la stessa persona, anche se sono sempre io, malinconica, stupida, aracnofobica, felicemente schiava degli animali, ansiosa, maniaca delle pulizie, profondamente innamorata del mio uomo. Sono ancora un giudice spietato dei miei difetti fisici, ma se il mio ragazzo mi ha amata anche quando ero senza capelli, senza ciglia e impacchettata di bende, chi sono io per non accettarmi?

Corro per me stessa, per sentirmi “sana”, per volermi bene. Corro perché è il mio modo di dire grazie a chi è stato per me una luce nel mio anno di buio. Ma soprattutto corro per chi non può farlo, certo godendo egoisticamente della mia fortuna, ma anche con la speranza di poter essere minimamente utile alla causa della ricerca scientifica”.

Valentina, 38 anni, giornalista, Pink Ambassador

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valentina b.

 

 

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